Questa non è solo un'immagine del gas che esce dalle condutture nel mare del nord.
Essa rappresenta la guerra economica all'Europa. La fine della produzione, soprattutto in Germania, basata sull'energia a basso costo. La fine di un'era.
Il probabile crollo della "locomotiva d'Europa", trascinerà sotto tutti quanti. Andremo a fondo, finiremo sdraiati vicino ai gasdotti.

Il Nord Stream 2 - che non è mai entrato in funzione a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina - registra perdite nella zona a sud est dell’isola danese di Bornholm, mentre il Nord Stream 1 ha fuoriuscite a nord-est dell'isola di Bornholm. Entrambi contenevano gas pressurizzato: nei 1.234 km del Nord Stream 2, scorrevano al momento delle perdite 177 milioni di metri cubi di gas naturale. Gli esperti concordano che la causa sia un sabotaggio. Difficile pensare all'usura, per gasdotti di recente fabbricazione, e soprattutto perché sono stati entrambi danneggiati, in contemporanea, in almeno quattro punti. Il rischio che l'acqua marina corroda le strutture dall'interno è alto, così come elevata è la possibilità che il danno ne abbia per sempre compromesso l'utilizzo.

Il problema grave è che la Germania sarà quella a subirne le conseguenze più importanti. La Germania ha basato la sua economia degli ultimi 50 anni su alcuni punti cruciali:

  • su produzioni tecnologicamente avanzate, ad esempio nel settore automotive;
  • su una mano d'opera specializzata e dal basso costo, grazie anche all'annessione dei territori dell'Est, dopo il crollo del muro di Berlino;
  • su fonti energetiche e materi prime acquistate a basso costo, grazie appunto alle forniture dirette provenienti dalla Russia;
  • sulla presenza e la vicinanza di importanti porti mercantili, come Amburgo e Bremerhaven sul suo territorio, Rotterdam ed Anversa, rispettivamente nei Paesi Bassi ed in Belgio;
  • su una moneta (prima il marco, poi l'Euro) di fatto sotto il suo diretto controllo;
  • su un'economia incentrata sulle esportazioni, piuttosto che sulla domanda interna.

Una Germania forte è stata utile agli Stati Uniti fino a quando la Cina e, in maniera minore, la Russia non sono diventati ingombranti per il predominio statunitense dell'economia mondiale. Il dollaro, la nato, Hollywood, le grandi organizzazioni multinazionali, i social media e le guerre esportate hanno tamponato il declino economico degli USA. Come dice qualcuno, il troppo benessere e la troppa sicurezza di essere i migliori del mondo li ha resi vulnerabili ed incapaci di stare al passo con il resto del mondo. Cina, India e Russia ora fanno paura. Le materie prime sono in mano a loro. L'Africa ed i BRICS sono legati a loro. Gli USA assistono increduli ad un mondo che cambia, intravvedono il proprio declino che sarà definitivo quando il dollaro cesserà di essere la valuta degli scambi commerciali mondiali. Per chi volesse approfondire, c'è un interessante libro che spiega il declino degli imperi, si intitola "Il nuovo ordine mondiale. Dal trionfo alla caduta delle nazioni", di Ray Dalio, edizioni Hoepli. Consigliato.

E come un animale debole e minacciato, contrattacca e le prova tutte pur di sopravvivere. L'Unione Europea deve allontanarsi da Cina e Russia. Questa è la soluzione. Questa è la visione. Fino alle estreme conseguenze. Sono pronti a tutti, inclusa la catastrofe economica europea. Sempre se sapremo fermarci in tempo, prima di passare alla guerra. Questo atteggiamento sta andando avanti da anni, perlomeno vent'anni. Ed i politici europei sono da sempre stati molto filo statunitensi. Tecnocrati dal pensiero unico e dalla visione dogmatica, sprezzanti delle opinioni del popolo e della gente. La loro visione, unica ed eteroguidata, ci ha portato a questo periodo disastroso. Incapaci di pensare, di reagire e di trovare una soluzione davvero utile che eviti la fine del benessere europeo così come l'abbiamo conosciuto in Europa nel dopoguerra.

L'Unione Europea finirà quando la Germania non avrà più alcun interesse economico e finanziario a mantenere questa unione così malfatta e mal governata.
Non sarà la transizione green a salvarci, in un continente privo di fonti energetiche, di materie prime ed, ora, grazie alla miope delocalizzazione, pure di manodopera specializzata e di impianti produttivi moderni.
Dispiace. Siamo al "si salvi chi può". Al "meglio a me che a te".

Il pensiero corre veloce a "Soldati" di Giuseppe Ungaretti. Una poesia che sembra un aforisma, una drammatica sentenza: soldati e foglie vivono la stessa condizione. I primi, in trincea, non sapendo quando saranno attaccati e se sopravviveranno, le seconde che al primo colpo di vento cadranno dall’albero e saranno finite. Eccola:

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie