L’approvazione della Legge di Bilancio 2017 ha portato in dote anche l’IRI, ovvero la nuova imposta sul reddito d’impresa, che potrà essere adottata, previa opzione, dalle imprese individuali e dalle società di persone in regime di contabilità ordinaria. La nuova imposta viene disciplinata dall’articolo 55-bis del DPR 916/86.

I contribuenti che sceglieranno l’IRI, dovranno adottare, anche per opzione, il regime di contabilità ordinaria, non essendo possibile tenere conto degli utili non distribuiti ai soci in caso di adozione del regime di contabilità semplificata. Tali soggetti continueranno quindi ad applicare il principio ordinario di competenza, essendo preclusa la possibilità di adottare quello per cassa.

Sono esclusi dall’imposta gli esercenti arti e professioni, anche se esercitata in forma associata.

Potranno optare per l’opzione IRI anche le società a responsabilità limitata che hanno i requisiti per optare per la trasparenza fiscale ex art. 116 del TUIR.

ALIQUOTA AL 24%

La nuova IRI dispone che il reddito d’impresa delle imprese individuali e delle società di persone in contabilità ordinaria venga escluso dal reddito complessivo e e venga assoggettato a tassazione separata con aliquota al 24%. In questo modo l’aliquota viene ridotta e parificata alla nuova aliquota prevista per i soggetti IRES.

QUALI REDDITI SARANNO TASSATI AL 24%?

L’adozione dell’IRI presuppone che solo il reddito d’impresa non prelevato dal socio subisca una tassazione al 24%, mentre il reddito prelevato continui ad essere assoggettato alla normale aliquota progressiva IRPEF. Il reddito utilizzato dall’imprenditore e tassato proporzionalmente potrà poi essere dedotto dalla base imponibile IRI quale componente negativo.

Il comma 3 del nuovo art. 55-bis del TUIR dispone infatti che “le somme prelevate a carico dell’utile dell’esercizio e delle riserve di utili, nei limiti del reddito dell’esercizio e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati a tassazione separata e non ancora prelevati … costituiscono reddito d’impresa e concorrono integralmente a formare il reddito complessivo dell’imprenditore“.

Proviamo a fare un esempio, visto che il meccanismo di applicazione dell’IRI non brilla per semplicità.

Ipotizziamo una SNC in ordinaria costituita da due soci. Il reddito d’impresa è pari a 200.000 euro, dei quali 120.000 prelevati in corso d’anno dai due soci. In azienda rimarranno quindi 80.000 euro. Ciascun socio applicherà la tassazione progressiva IRPEF sui 120.000 euro prelevati, mentre gli 80.000 euro rimasti in azienda subiranno la tassazione IRI al 24%.

UTILIZZO DELLE RISERVE DI UTILI

L’adozione dell’IRI comporterà che in futuro le riserve di utili dell’impresa siano composte da riserve antecedenti l’adozione di tale imposta, e quindi di “vecchi” utili già tassati progressivamente al base al principio di trasparenza che regola le società di persone, e da riserve assoggettate all’imposta sostitutiva al 24%.

Il legislatore, al comma 6 dell’art. 55-bis del TUIR, ha previsto che, in caso di distribuzione delle riserve, si consideri prioritariamente distribuita la parte della riserva più vecchia, quella già oggetto di tassazione progressiva IRPEF. La distribuzione di tali riserve sarà dunque fiscalmente neutra, perché già oggetto di imposizione.

OPZIONE IRI PER CINQUE ESERCIZI

L’IRI non sarà un regime obbligatorio, ma sarà oggetto di opzione. La scelta di aderire all’IRI vincolerà l’impresa per cinque periodi d’imposta e sarà rinnovabile a scadenza. L’opzione andrà esercitata nella dichiarazione dei redditi ed avrà effetto direttamente nel periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione. L’opzione IRI per il 2017 dovrà quindi essere indicata nel modello Unico 2018.

DEDUCIBILITA’ DELLE PERDITE

L’adozione dell’IRI comporterà una modifica nel criterio di deducibilità delle perdite, che saranno deducibili per intero anche oltre il normale quinquennio, fino al mantenimento attivo dell’opzione.

REDDITO IRI NON SOGGETTO A CONTRIBUZIONE INPS

La norma prevede che i redditi assoggettati a IRI, quando prelevati, non vengano inclusi nell’imponibile contributivo INPS per gli iscritti alle gestioni previdenziali degli artigiani e dei commercianti.

CONVENIENZA OPZIONE IRI

Secondo quanto scritto nella relazione illustrativa del disegno di legge che ha introdotto l’IRI la scelta del legislatore mira a favorire la capitalizzazione delle imprese, incentivando il socio a lasciare gli utili in azienda. E’ senz’altro vero che una tassazione fissa al 24% sia preferibile ad una progressiva IRPEF, specie su redditi elevati, che può arrivare al 43%. Ma non è scontato che ci sia davvero un vantaggio in caso di redditi complessivi bassi, che difficilmente troverebbero applicata un’aliquota IRPEF superiore al 24%. Questo ragionamento deriva dal fatto che l’IRPEF trova applicazione sul reddito complessivo netto – al netto ciò di eventuali detrazioni e deduzioni – mentre l’IRI viene applicata a prescindere sul reddito imponibile lordo non prelevato.

In ultimo, è necessario ricordate che l’adozione di una contabilità ordinaria ha un costo maggiore rispetto a quella semplificata, sia in termini di organizzazione amministrativa interna all’impresa sia in termini di costi del consulente incaricato della contabilità.

IL NUOVO ART. 55-bis TUIR E LE MODIFICHE FISCALI APPORTATE

547. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 23, comma 1, lettera g), dopo le parole: «non residenti» sono aggiunte le seguenti: «, nonché quelli di cui all’articolo 55-bis, comma 1, secondo periodo»;
b) dopo l’articolo 55 è inserito il seguente: «Art. 55-bis. – (Imposta sul reddito d’impresa) – 1. Il reddito d’impresa degli imprenditori individuali e delle società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria, determinato ai sensi del presente capo, è escluso dalla formazione del reddito complessivo e assoggettato a tassazione separata con l’aliquota prevista dall’articolo 77. Dal reddito d’impresa sono ammesse in deduzione le somme prelevate, a carico dell’utile di esercizio e delle riserve di utili, nei limiti del reddito del periodo d’imposta e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati a tassazione separata al netto delle perdite residue computabili in diminuzione dei redditi dei periodi d’imposta successivi, a favore dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci. 2. In deroga all’articolo 8, comma 3, le perdite maturate nei periodi d’imposta di applicazione delle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo sono computate in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per l’intero importo che trova capienza in essi. Le perdite non ancora utilizzate al momento di fuoriuscita dal regime di cui al presente articolo sono computabili in diminuzione dai redditi ai sensi dell’articolo 8, comma 3, considerando l’ultimo anno di permanenza nel regime come anno di maturazione delle stesse. Nel caso di società in nome collettivo e in accomandita semplice tali perdite sono imputate a ciascun socio proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili. 3. Le somme prelevate a carico dell’utile dell’esercizio e delle riserve di utili, nei limiti del reddito dell’esercizio e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati a tassazione separata e non ancora prelevati, a favore dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci costituiscono reddito d’impresa e concorrono integralmente a formare il reddito complessivo dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci. 4. Gli imprenditori e le società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria possono optare per l’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo. L’opzione ha durata pari a cinque periodi d’imposta, è rinnovabile e deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi, con effetto dal periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione. 5. L’applicazione del presente articolo esclude quella dell’articolo 5 limitatamente all’imputazione e alla tassazione del reddito indipendentemente dalla sua percezione. 6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle somme prelevate a carico delle riserve formate con utili dei periodi d’imposta precedenti a quello dal quale ha effetto tale articolo; le riserve da cui sono prelevate le somme si considerano formate prioritariamente con utili di tali periodi d’imposta»;
c) all’articolo 116: 1) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Opzioni per le società a ristretta base proprietaria»; 2) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: «2-bis. In alternativa a quanto disposto dai commi 1 e 2, le società ivi previste possono esercitare l’opzione per l’applicazione del regime di cui all’articolo 55-bis. Gli utili di esercizio e le riserve di utili derivanti dalle partecipazioni nelle società che esercitano l’opzione di cui all’articolo 55-bis si considerano equiparati alle somme di cui al comma 3 dello stesso articolo».
548. Per i soggetti che applicano le disposizioni di cui all’articolo 55-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal comma 547 del presente articolo, l’ammontare del contributo annuo dovuto dai soggetti di cui all’articolo 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233, è determinato senza tenere conto delle disposizioni di cui al citato articolo 55-bis.
549. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 84, comma 3, alinea, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «La limitazione si applica anche alle eccedenze oggetto di riporto in avanti di cui al comma 4 dell’articolo 96, relativamente agli interessi indeducibili, nonché a quelle di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, relativamente all’aiuto alla crescita economica»;
b) all’articolo 88, comma 4-ter, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «In caso di concordato di risanamento, di accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero di un piano attestato ai sensi dell’articolo 67, terzo comma, lettera d), del citato regio decreto n. 267 del 1942, pubblicato nel registro delle imprese, o di procedure estere a queste equivalenti, la riduzione dei debiti dell’impresa non costituisce sopravvenienza attiva per la parte che eccede le perdite, pregresse e di periodo, di cui all’articolo 84, senza considerare il limite dell’ottanta per cento, la deduzione di periodo e l’eccedenza relativa all’aiuto alla crescita economica di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e gli interessi passivi e gli oneri finanziari assimilati di cui al comma 4 dell’articolo 96 del presente testo unico»;
c) all’articolo 172, comma 7, il quinto periodo è sostituito dal seguente: «Le disposizioni del presente comma si applicano anche agli interessi indeducibili oggetto di riporto in avanti di cui al comma 4 dell’articolo 96 del presente testo unico, nonché all’eccedenza relativa all’aiuto alla crescita economica di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;
d) all’articolo 173, comma 10, dopo le parole: «Alle perdite fiscali» sono inserite le seguenti: «, agli interessi indeducibili oggetto di riporto in avanti di cui al comma 4 dell’articolo 96 del presente testo unico, nonché all’eccedenza relativa all’aiuto alla crescita economica di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;
e) all’articolo 181, comma 1, dopo le parole: «le perdite fiscali» sono inserite le seguenti: «, l’eccedenza di interessi indeducibili oggetto di riporto in avanti di cui al comma 4 dell’articolo 96 del presente testo unico, nonché l’eccedenza relativa all’aiuto alla crescita economica di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,».

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