Lo scorso 24 ottobre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n. 193 del 22 ottobre 2016 dal titolo “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”.

All’interno del decreto trova spazio la soppressione di Equitalia e la c.d. “rottamazione delle cartelle”. Vediamo di analizzare meglio il decreto e quali conseguenze potrebbe avere sui contribuenti.

L’art.1 del DL n. 193/2016 prevede che, con decorrere 1° luglio 2017, Equitalia SpA, che oggi è una società pubblica partecipata al 51% da Agenzia delle Entrate e al 49% dall’INPS, venga trasformata in un ente pubblico economico che prenderà il nome di “Agenzia delle Entrate-Riscossione”. Da tale data l’esercizio delle funzioni relative alla riscossione nazionale passerà interamente all’Agenzia delle Entrate. Il nuovo ente subentrerà, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia e assumerà la qualifica di agente della riscossione

Una prima considerazione riguarda il significato di ente pubblico economico, ossia un ente pubblico dotato di una propria personalità giuridica con oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale. Il fine dell’attività è quindi quello di ottenere profitti dall’attività di riscossione dei tributi. Avrebbero potuto identificarlo come ente pubblico non economico, ma si è preferito farlo operare come un qualsiasi imprenditore il cui obiettivo ultimo rimane quello di “fare profitti”.

Ricordiamo che fino al 2006 la riscossione dei tributi era affidata in concessione ai privati, di solito istituti bancari, e che il governo Berlusconi decise a partire dal 30 settembre 2006 di costituire una società a controllo pubblico chiamata Riscossione S.p.A. che nel 2007 prese il nome di Equitalia S.p.A.. Il nuovo ente continuerà quindi a funzionare esattamente con le medesime regole della soppressa Equitalia. Nel decreto non si accenna ad un cambio di metodologia o all’adozione di nuovi strumenti “meno invasivi” rispetto agli attuali.

Nel luglio 2016 il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in un’intervista a Rtl affermava: Confermo: entro l’anno bye bye Equitalia”  e, anticipando il decreto, continuava: Entro l’anno arriverà il decreto che cambierà il modo di concepire il rapporto tra fisco e cittadini. Equitalia non ci sarà più che non vuol dire che le multe non si pagano più,  ma cambierà come”. Renzi ha comunicato la soppressione di Equitalia certificando un risparmio per lo Stato di 4 miliardi ed accompagnandola ad una “rottamazione dei ruoli”, una sorta di grande condono per tutti coloro che sono alle prese con le cartelle esattoriali.

Tutto molto bene…

Renzi è un grandissimo comunicatore e la gente ha preso con entusiasmo l’abolizione di Equitalia nella speranza di avere prima possibile un agente di riscossione più “umano” e attento alle esigenze dei cittadini piuttosto che orientato esclusivamente a far cassa applicando sanzioni molto spesso spropositate.

La promessa “rottamazione delle cartelle” non sarà a titolo definitivo, ma sarà un provvedimento temporaneo, pubblicizzato guarda caso a ridosso del referendum costituzionale e nei giorni in il governo si trovava in difficoltà nel reperire le risorse per la Legge di bilancio da presentare a Bruxelles. Operazione, ha chiarito Renzi, «che porterà a consentire non la rottamazione delle cartelle, chi deve pagare paga, ma a non pagare smisurati interessi e more che erano previste dalla filosofia da cui Equitalia partiva». Se lo stesso Renzi si trova quindi a criticare “la filosofia da cui Equitalia partiva”, perché allora non ridefinire interamente la disciplina di sanzioni ed interessi? Perché limitarla ad un periodo di soli tre mesi? Per chi non rottama nulla cambia, quindi, in termini di sanzioni e interessi.

Pochi, a mio avviso, hanno prestato attenzione alla rateizzazione associata alla “rottamazione delle cartelle”: non più fino a 72 rate mensili, come oggi, ma al massimo 4 rate. Il 60% probabilmente da pagare entro il 15 dicembre e il restante 40% entro il 15 marzo dell’anno successivo. E’ vero, si pagherà meno in termini di riduzione/azzeramento di sanzioni e ed interessi, ma chi richiederà la definizione delle cartelle si troverà a pagare l’intera cifra dovuta entro poco tempo e con delle rate dagli importi elevati.

Non per nulla l budget triennale dell’attività di riscossione prevede l’incasso di oltre 13 miliardi, di cui solo 2,7 riferiti all’operazione rottamazione. Da dove arriveranno i restanti 10 miliardi di maggiori incassi da riscossione previsti nel budget?

Un dubbio sorge legittimo: forse il passaggio da Equitalia ad Agenzia delle Entrate non si dimostrerà a conti fatti proprio così favorevole per le tasche dei cittadini, così come vogliono dipingerlo. Intendiamoci, la lotta all’evasione è una lotta obbligatoria e doverosa. Ma, lo vedo quotidianamente, coloro che hanno debiti tributari ed hanno ricevuto cartelle da Equitalia non sono evasori, ma contribuenti che la situazione economica italiana (mi rifiuto di chiamare crisi una degenerazione economica voluta e pianificata dai burocrati europei ed avvallata dai politici italiani), un sistema fiscale italiano esoso ed iniquo, e, in ultimo il comportamento truffaldino delle banche hanno reso incapaci di poter pagare i propri debiti tributari. Non è evasione. E’ semplicemente non riuscire ad arrivare a fine mese. Il vero evasore non ha cartelle arretrate con Equitalia. Il vero evasore ruba alla luce del sole.

L’art 3 del Decreto Legge n. 193/2016 è invece ancora più preoccupante. Lo si capisce già dal titolo, viene infatti rubricato come “Potenziamento della riscossione”. Lo riportiamo per intero:

1. A decorrere dal 1° gennaio 2017, l’Agenzia delle entrate puo’ utilizzare le banche dati e le informazioni alle quali e’ autorizzata ad accedere sulla base di specifiche disposizioni di legge, anche ai fini dell’esercizio delle funzioni relative alla riscossione nazionale di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

2. All’articolo 72-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, dopo il comma 2-bis, e’ inserito il seguente: «2-ter. Ai medesimi fini previsti dai commi precedenti, l’Agenzia delle entrate puo’ acquisire le informazioni relative ai rapporti di lavoro o di impiego, accedendo direttamente, in via telematica, alle specifiche banche dati dell’Istituto nazionale della previdenza sociale. 3. L’Agenzia delle entrate-Riscossione e’ autorizzata ad accedere e utilizzare i dati di cui al presente articolo per i propri compiti di istituto.

Da fonti attendibili, sembra che il vero problema di Equitalia SpA – ed è questo il motivo che ha portato alla sua soppressione – era non aver accesso alla banca dati fiscale dei contribuenti, mentre da gennaio 2016 gli uffici dell’Agenzia delle Entrate hanno pieno accesso anche ai movimenti finanziari e bancari di ogni contribuente italiano. Il nuovo ente di riscossione nasce quindi con l’accesso totale ai dati dei contribuenti, quella banca dati che presso l’Agenzia delle Entrate viene chiamata SERPICO, nei fatti un vero e proprio grande fratello di orwelliana memoria. SERPICO è l’acronimo di Servizi per i contribuenti. Verrebbe da sorridere se non fosse tutto vero: Serpico è anche il nome del poliziotto Frank Serpico da cui è stato tratto il celebre omonimo film con Al Pacino e il nome Servizi per i contribuenti sembrerebbe quello di una ONLUS per i servizi sociali.

Cos’è SERPICO? Come funziona?

Basta digitare il codice fiscale o la partita IVA del contribuente per avere qualche dato utile per gli “ispettori” della riscossione:

  • dati delle dichiarazioni dei redditi;
  • i dati forniti da catasto, demanio, motorizzazione, INPS, INAIL, dogane e pubblici registri;
  • completa situazione patrimoniale comprendente immobili, auto, moto, terreni, barche e aerei;
  • completa situazione reddituale relativa a utenze luce, acqua, gas, polizze assicurative, iscrizioni a palestre o associazioni, ogni operazioni economica o finanziaria associata al codice fiscale;
  • tutti i dati dei depositi bancari, saldi iniziali, saldi finali, movimenti in entrata ed uscita, movimenti con carte di pagamento e carte di credito.

In conclusione, per chi è in debito col Fisco c’è poco da esultare per la chiusura di Equitalia SpA. Il nuovo ente avrà infatti poteri e capacità di indagine molto maggiori rispetto al passato. Sarebbe fantastico se non fossimo in Italia, dove il bisogno di “fare cassa” viene prima delle esigenze dei cittadini/contribuenti. E dove la tassazione reale per le persone fisiche è superiore al 70%.

 

 

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